La prima cooperativa di Prostitute Freelance


05 marzo 2014  - 
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La prima cooperativa di Prostitute Freelance

Sealeer è il nome della prima cooperativa formata da prostitute freelance: nell'esattezza sono undici professioniste del sesso che versano i loro contributi. Potrebbe risultare questa una forma di autoregolarizzazione, visto che le istituzioni non vogliono farsi carico di questo vuoto legale?

Sealeer Società Cooperativa di Servizi, preseduta da María José López Armesto, si annuncia sulle guide telefoniche aziendali come qualsiasi altra impresa. Ma non è come qualsiasi altra azienda, perché è la prima organizzazione che offre esplicitamente servizi sessuali, e ottenne la sua licenza grazie alla Direzione Generale del Commercio ed Aziende (della sezione del Consiglio d'Economia e Competitività) nelle Baleari.

Per molte è un sogno che diventa realtà, finalmente si può essere prostituta e si possono versare i contributi allo Stato, avere un lavoro come qualsiasi altro, cioè fare i conti solo con l'erario statale. Per altri, al contrario, questa può essere una cattiva notizia perché le loro reti di traffico di esseri umani saranno gravemente colpite. Forse così si può iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel, forse perché è un settore altamente lucroso, ma lo è per tutti eccetto che per le dirette interessate.

Undici prostitute di Ibiza si sono unite in questa cooperativa aziendale e sono riuscite, dopo diversi tentativi, di iscriversi come un'azienda qualsiasi. Infatti, si include la nomenclatura "professioniste del sesso" nel loro statuto. Cristina Garaizábal, presidentessa del Collettivo Heitara, che lotta per la legalizzazione della prostituzione nel nostro paese da più di vent'anni, ha dichiarato che "non ci sono precedenti". 

Quest'iniziativa ha avuto così tanto successo dopo un lungo e difficile iter che si sono convocate subito dopo con il collettivo Genera di Barcellona, difensore dei diritti delle prostitute, per poter dar una conferenza che guidi i passi delle compagne, con l'obiettivo di passare alla legalità e all'indipendenza lavorativa. Clarisa Velocci, portavoce del Genera, ha sottolineato che non è loro intenzione copiare i passi fatti a Ibiza, perché i bisogni e la situazione delle isolane è diversa da quella catalana, quindi bisognerà adattarla all'esperienza nella capitale catalana. 

Il fallimento dei prosseneta

Il riconoscimento di questa cooperativa di servizi sessuali è un duro colpo ai prosseneta dell'isola. Il fatto che una donna possa iscriversi a quest'entità elimina gli intermediari, le mafie e gli abusi in un solo colpo. È così facile semplificare la vita di queste donne, e malgrado ciò, ci è voluto molto tempo per arrivare a questo gran passo. A partire da questo momento, una ragazza che vuole dedicarsi liberamente a questo settore deve possedere solo i seguenti requisiti: essere maggiorenne, non avere nessun trastorno psicologico ed avere le carte in regola. Inoltre, dovranno pagare una quota di 300€ ogni quattro anni per il mantenimento del personale ammistrativo. Il resto di tutto quello che guadagnano andrà nelle loro tasche, ovviamente dopo aver pagato le tasse.

L'arrivo di questa situazione di legalità cominciò tempo fa, quando le dirette interessate, cercando di iscrivere la loro cooperativa con l'esplicità menzione dei "servizi sessuali". Se non va Maometto alla montagna, la montagna da Maometto. Nel 2012 presentarono la loro richiesta, gli fu rifiutata, e solo dopo aver fatto ricorso, riuscirono ad avere la concessione.

La giudice impegnata nei diritti delle prostitute 

Gloria Poyatos è avvocata e professoressa all'Università di Girona, ed è anche magistrato nel Tribunale sociale de Arrecife, a Lanzarote, nelle isole Canarie. Se tutto questo fosse poco, come esperta nella legislazione sulla prostituzione, impulsò la legalizzazione della prostituzione con veri e propri fatti: manifestandosi e reivindicando la sua posizione da una sala all'altra. Nel 2011, si iscrisse alla Copertura Medica Nazionale come prostituta. 

Pensava di ricevere un rifiuto e di dover fare un ricorso legale, ma si sorprese moltissimo al vedere che gliel'avevano concessa. Per far sì che tutto il processo andasse avanti dovette seguire con lo studio ed iscriversi all'organo che tassa le attività economiche, e l'impiegata che la registrò, chiese più di una volta che le ripetesse quale fosse la sua professione. Allibita e scioccata, dovette chiamare al suo capo per farsi dire come doveses procedere. Alla fine della procedura, la giudice si dirisse all'Erario della Copertura nazionale per poter continuare la sua iscrizione.

Dopo queste peripezie, la giudice dimostrò che era possibile legalizzare la prostituzione e liberare a queste donne dalle organizzazioni malavitose. Inoltre, evitare l'argomento non fa che peggiorare la situazione e far perdere milioni di euro agli introiti pubblici a causa dell'economia sommersa; economia di cui gli stessi politici si alimentano senza proporre nulla. La giudice, durante la presentazione del suo libro La prostituzione come un lavoro freelance, sottolineò che per far sì che la prostituzione si legalizzi bisogna solamente renderle freelance.

"Bisogna cambiare le cose a loro favore"

A partire dalla nascita della cooperativa Sealeer, la giudice ha partecipato in diverse conferenze a Ibiza, dove ha dichiarato che in realtà preferirebbe l'inesistenza del fenomeno della prostituzione, ma che al giorno d'oggi sarebbe un'utopia eliminarla, ma questa non è una scusa per non regolarizzarla; la loro intenzione è fare questo lavoro il meno difficile e pericoloso possibile.

Poyatos ha assicurato in queste conferenze che in Ibizia lavorano in questo settore più di due mila ragazza che non sono iscritta a nessuna Copertura Medica, e non lavorano nemmeno in nessun postribolo. Alla domanda su quale fosse la differenza fra un impresario che sfrutta i propri dipendenti, e un altro che sfrutta le prostitute, rispose che, nel caso della prostituziona, che una terza parte ottenga dei benefici dell'attività sessuale può colpire e danneggiare gravemente la libertà sessuale di chi eserce la prostituzione.

La giudice riconobbe che molte ragazze possono essere iscritte legalmente, ma versano i loro contributi come parrucchiere o estetiste, il che è controproducente perché hanno bisogno di un regime lavorativo proprio e molto specifico, "simile a quello dei minatori", che considerava un tempo più corto di versamento di contributi per poter avere la pensione, dato alle speciali condizioni in cui lavorano e ai rischi che comporta la loro professione. "Bisogna cambiare le cose a loro favore", concluse la magistrata. 

05 marzo 2014  - 
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